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Federico Capeci Kantar Insight Italia

FEDERICO CAPECI DI KANTAR INSIGHTS ITALIA

Coinvolta dal tema che più mi appartiene – i social media – ho voluto approfondire questa nuova sfaccettatura a cui fanno riferimento molte aziende per consolidare il proprio brand. L’opportunità mi si è presentata durante un workshop, ospitato in location, non appena ho sentito la presentazione di Federico Capeci, esperto di comunicazione e ricerche di mercato. La sua attenzione é fortemente rivolta ai nuovi metodi per raccogliere consumer insights, ai sistemi di analisi della reputazione on line, al marketing digitale, all’innovazione. É CEO di Kantar Insights Italia e AD di TNS e Millaward Brown, aziende leader a livello mondiale nelle ricerche di mercato.

1 – Ciao Federico. In primis ti vorrei ringraziare per aver “ribaltato” il comune punto di vista secondo il quale noi Millenials siamo considerati svogliati, senza valori, e inebetiti davanti ai social. Il tuo libro, edito da Franco Angeli “#Generazione 2.0 chi sono, cosa vogliono, come dialogare con loro”, invece racconta di una generazione con una solida identità digital, originale ed entusiasta. I Millenials sono una risorsa per le aziende? Perché?

In effetti sono tanti gli stereotipi (e a volte anche gli accanimenti) sui giovani. Occorre invece saperli analizzare, capire e averci dialogato per anni per poter ribaltare la storia. E non lo faccio per un motivo ideologico, ma perché ho da molti anni un osservatorio continuativo sui giovani grazie al mio lavoro. I Millennials sono una risorsa straordinaria per le aziende non solo perché hanno una dimestichezza con le tecnologie che molti dei loro capi non hanno (aspetto fondamentale oggi per poter agire in modo moderno e poter raccogliere le opportunità che si stanno aprendo), ma sono così importanti perché sono la più ragionevole rappresentazione del futuro che abbiamo davanti. Non sono rilevanti per ciò che fanno, per come consumano, per come usano la tecnologia, ma perché loro sono il risultato di un cambiamento ben più ampio che investe individuo, società, cultura ed economia. Tutti noi tra qualche anno saremo come loro… ma per ora sono loro a guidare e quindi dobbiamo guardarli e capirli (è come avere un binocolo) e aiutarli a cambiarci in fretta.

2 – Inoltre nel libro un capitolo é dedicato allo S.T.I.L.E della nuova generazione digitale. Cosa intendi con questo acronimo?

Lo STILE è l’acronimo che ho creato per descrivere i 5 valori fondamentali che i Millennials stanno portando avanti. Sono le 5 caratteristiche di base che hanno, che poi diventano anche le attese che hanno nei nostri confronti e verso le nostre aziende. Ogni loro gesto è un atto di S.ocializzazione, sono e cercano T.rasparenza nei rapporti, vivono nell’I.mmediatezza, cercano L.ibertà di opzioni e di scelta, sono assetati di E.sperienze e non di fruizioni passive.

3 – Come dichiari nel libro, hai deciso di analizzare i dati dell’Italia tralasciati da Don Tapscott in “Net generation”. In cosa si contraddistinguono i Millenials italiani rispetto a quelli degli altri paesi?

In nulla o quasi. La tesi del mio libro è che i Millennials sono una generazione perché è avvenuto un evento travolgente di natura tecnologica e culturale che li ha cambiati per sempre rispetto agli altri: i social media, che sono esplosi in Italia e nel Mondo negli stessi anni, tra il 2004 e il 2008, quando questi ragazzi erano adolescenti. Vivere la propria crescita individuale e sociale in un mondo connesso, co-creativo, espressivo, globale, li ha resi come sono oggi.

4 – Cosa trasmetti e cosa impari dai Millenials in qualità di formatore e speaker durante i convegni ed eventi sullo scenario web italiano?

Imparo dei nuovi stili di comunicazione, dei nuovi linguaggi, dei diversi schemi di relazione. Cerco invece di trasmettere loro coraggio. I Millennials sono adattivi, questa è la loro forza, ma anche la loro più grande componente di rischio: ci mettiamo poco più di un anno a rovinarli per sempre, se non gli diamo ascolto, strumenti e fiducia.