
COINVOLGERE IL PUBBLICO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: EVENTI AZIENDALI SEMPRE PIÙ INTERATTIVI
Un tempo parlare di intelligenza artificiale evocava l’idea di robot e scenari di fantascienza. Oggi, invece, l’IA è diventata una realtà concreta, capace di trasformare e potenziare ogni fase di un evento aziendale, dalla progettazione alla gestione, fino all’analisi dei risultati, rendendolo più interattivo, coinvolgente, personalizzato ed efficace. Non si tratta solo di tecnologia, ma di una nuova forma di esperienza che mette il pubblico al centro, ridefinendo il modo di fare networking, comunicare e ricordare ciò che accade durante un evento.
Negli eventi, l’interazione non è più un semplice “plus”: è la chiave per trasformare un pubblico passivo in una community attiva e connessa. Partecipare, condividere, emozionarsi e lasciare un segno: l’esperienza conta quanto – se non più – il contenuto stesso. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce Plesh, tech company italiana che sta rivoluzionando il modo di progettare e vivere gli eventi attraverso l’intelligenza artificiale.
Come spiega Maurizio Murciato, founder e CEO di Plesh, “gli eventi devono imparare a conversare con le loro audience. Il pubblico oggi non vuole solo assistere, ma partecipare, influenzare e co-creare l’esperienza”.
Ma come si costruisce un evento realmente interattivo nel 2025? La risposta passa da un mix virtuoso di tecnologia, dati e creatività.
Plesh: innovazione e creatività al servizio degli eventi
Fondata nel 2019, Plesh sviluppa soluzioni digitali proprietarie che integrano AI, design e tecnologia per rendere ogni evento più interattivo, emozionale e misurabile. Con un team multidisciplinare di ingegneri, designer e creativi, la società ha già collaborato con grandi brand internazionali – da Barilla a Coca-Cola, da Meta a Ferrari – conquistando numerosi riconoscimenti ai Best Event Awards per quattro anni consecutivi.
La mission di Plesh è chiara: mettere il digitale al servizio dell’interazione umana. Non un uso sterile della tecnologia, ma un approccio intelligente che amplifica il valore delle connessioni, rendendo l’esperienza più autentica, coinvolgente e personalizzata.
2ndStage: l’intelligenza artificiale come “companion” dell’evento
Il cuore pulsante dell’ecosistema Plesh è 2ndStage, la piattaforma che trasforma gli smartphone dei partecipanti in un secondo schermo interattivo. Per anni gli eventi aziendali hanno puntato tutto sulla spettacolarità. L’effetto “wow” però dura pochi minuti, mentre ciò che resta è la sensazione di essere stati parte di qualcosa. È qui che entra in gioco l’interazione: basta un QR code per accedere a un mondo di partecipazione attiva fatto di quiz live, sondaggi, Q&A, applausometri, challenge digitali, selfie wall e word cloud che si animano in tempo reale – tutti strumenti che danno voce alle persone e creano un collegamento diretto tra palco e platea.
Ciò che rende 2ndStage davvero innovativo è l’intelligenza artificiale integrata, capace di elaborare in tempo reale dati ed emozioni degli ospiti per restituire contenuti originali e immediati: canzoni, immagini, video, infografiche o sintesi automatiche degli interventi, visualizzati sugli schermi in sala o condivisi in streaming. Ne nasce un effetto “gaming” che stimola la curiosità e mantiene alta l’attenzione del pubblico.
2ndStage diventa così il companion intelligente dell’evento, che non interrompe l’esperienza, ma la amplifica, rendendo ogni spettatore parte attiva della narrazione. Grazie alla sua flessibilità permette anche la creazione di format di gioco interattivi ispirati ai più celebri quiz o talent show televisivi: il limite è solo la creatività di chi lo utilizza.
Oltre all’aspetto ludico, trasformare gli smartphone da possibili fonti di distrazione a strumenti di coinvolgimento diretto riduce anche i costi legati all’utilizzo o al noleggio di dispositivi dedicati.
Dati, emozioni e insight: l’AI che “ascolta” e impara dagli eventi
Ogni interazione genera dati preziosi: risposte, scelte, tempi di partecipazione. Informazioni che raccontano il comportamento del pubblico e consentono di capire cosa emoziona e funziona davvero. Analizzate in modo intelligente, diventano insight per progettare eventi sempre più personalizzati, inclusivi e misurabili.
“L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della nostra industry”, sottolinea Murciato. “Non possiamo subirla, dobbiamo imparare a usarla. Noi in Plesh abbiamo iniziato a sperimentare con l’AI già nel 2018, e oggi è al centro dei nostri processi creativi e tecnologici”.
Plesh ha fatto di questa visione un principio cardine: la tecnologia non serve solo a stupire, ma ad “ascoltare”. Attraverso il sentiment analysis, l’analisi automatica del tono e delle emozioni dei partecipanti e la reportistica automatica, l’AI “legge” le reazioni della sala e le traduce in grafici, visual dinamici e keyword che si adattano al mood del pubblico, restituendo un’immagine potente dell’impatto emotivo dell’evento.
Immaginate di concludere un convegno e visualizzare su un grande schermo i concetti più frequenti emersi dalle risposte dei partecipanti e dagli interventi dei relatori: un mosaico dinamico di emozioni, idee e percezioni.
Un ecosistema digitale tra efficienza, accessibilità e sostenibilità
L’intelligenza artificiale nasce dal desiderio umano di semplificare e automatizzare alcuni processi. A tal proposito, sistemi di check-in automatizzati con riconoscimento facciale, traduzioni simultanee generate in tempo reale, gestione logistica predittiva e assistenti virtuali per l’agenda degli ospiti, contribuiscono non solo a migliorare l’accessibilità, ma anche a ridurre costi, sprechi e tempi morti.
In ottica green, l’IA aiuta a prevedere affluenze, ottimizzare i consumi energetici e gestire risorse in modo sostenibile. Plesh ha sviluppato una suite di strumenti che oltre a 2ndStage rendono la gestione degli eventi più efficiente:
- Winston gestisce e automatizza le segreterie organizzative, gli inviti e il guest management;
- Sticket ottimizza la gestione dello staff e dei consumi alimentari nei grandi eventi, nei festival e tour musicali, riducendo sprechi e ottimizzando i costi.
- Plesh TV è la piattaforma per lo streaming interattivo e il broadcasting multicanale che integra le funzioni di engagement di 2ndStage con qualità televisiva.
Ogni piattaforma nasce con un obiettivo comune: rendere il lavoro di chi organizza più fluido e i momenti live più intensi e memorabili, mettendo il digitale al servizio dell’interazione umana, non il contrario.

Eventi più umani grazie alla tecnologia
Quando si parla di intelligenza artificiale, il timore più comune è quello di perdere il tocco umano. In realtà, i casi di successo dimostrano il contrario: la tecnologia funziona quando favorisce il networking e valorizza l’interazione tra persone.
L’obiettivo non è creare eventi “più digitali”, ma più umani grazie al digitale. L’AI non sostituisce l’uomo, ma ne potenzia le capacità. Nell’universo degli eventi, questo significa creare esperienze che incentivano creatività e collaborazione. Realtà come Plesh dimostrano che l’innovazione guidata da un pensiero sensibile, può rendere ogni incontro più inclusivo, emozionale e sostenibile.
La location come parte dell’esperienza
In un evento che integra intelligenza artificiale e interazione digitale, la location non è solo un contenitore, ma parte integrante dell’esperienza. Spazi come 10 Watt, dove tecnologia e design si incontrano, diventano hub di innovazione ideali per creare un dialogo sensoriale e narrativo coerente. Ledwall, sistemi di videoproiezione, impianto audio in filodiffusione, domotica e connettività avanzata valorizzano al massimo il potenziale di piattaforme come quelle sviluppate da Plesh, fondate sulla sincronizzazione tra contenuti fisici e digitali.
In questi contesti, la luce, il suono e l’architettura dialogano con i flussi dati e i feedback del pubblico, trasformando ogni interazione in un’esperienza immersiva. Scegliere una location tecnologicamente attrezzata e dal design curato significa, quindi, amplificare l’engagement e permettere alla creatività di fondersi in un’unica esperienza viva e condivisa.
Il futuro è partecipativo: esperienze adattive e phygital
Gli eventi del futuro non saranno solo “da vivere”, ma da costruire insieme. La sfida per i brand e le agenzie è passare da un modello di comunicazione verticale a un dialogo circolare, dove ogni partecipante è co-autore dell’esperienza. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e di chi, come Plesh, ne fa un motore di creatività, questa sfida non è solo possibile – è già realtà.
Guardando avanti, la prossima evoluzione tecnologica potrebbe essere quella degli ambienti adattivi: spazi che reagiscono ai partecipanti. Sensori e algoritmi in grado di leggere il flusso emotivo della sala e modificare in tempo reale luci, suoni e proiezioni per accompagnare il ritmo dell’evento. Esperienze sempre più phygital che promettono di rendere l’evento accessibile ed emozionante sia in presenza che da remoto, in modo continuo e coerente.
E se in passato la domanda era “quanto possiamo fare con la tecnologia?”, oggi potremmo chiederci “quanto possiamo emozionare grazie alla tecnologia?”.
Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state gentilmente concesse da Plesh che ne garantisce la legittima provenienza.



The content of the article seems truly fascinating, but I’m afraid I might have missed something using Google’s automatic translator. Is there a way to translate it more accurately, perhaps with the help of artificial intelligence…while we’re at it? haha
Thank you, Linda! You can read the English version of this article by clicking here. Stay tuned for more updates!
Davvero interessante vedere come l’intelligenza artificiale stia trasformando anche il mondo degli eventi aziendali. Dal mio punto di vista, mi colpisce soprattutto l’impatto in termini di efficienza e analisi dei dati: strumenti di AI che ottimizzano costi, prevedono la partecipazione e misurano il ritorno sull’investimento possono rendere ogni evento più coinvolgente, ma anche più strategico. È la dimostrazione di come la tecnologia, se ben integrata, possa creare valore concreto anche nei contesti più creativi.
Mi è tornato in mente che qualche settimana fa riguardo all’IA ho letto su reddit del “gemello digitale”. Praticamente ogni partecipante, al momento dell’ingresso, viene “scansionato” dall’IA attraverso brevi interazioni, foto e video. L’intelligenza artificiale, combinando analisi del volto, tono di voce e parole, genera un avatar visivo ed emozionale del partecipante…una specie di gemello digitale che cambia espressione, colore e forma durante l’evento, reagendo alle emozioni collettive della sala rilevate da microfoni ambientali e sensori di luce e movimento. Alla fine dell’evento, ogni persona riceve il proprio ritratto emozionale dinamico come ricordo dell’esperienza. È un mix di arte generativa, neuroscienza e interazione sensoriale. Non ricordo però per quale evento è stato fatto…
Un articolo davvero interessante, scritto con chiarezza e grande padronanza linguistica, qualità ormai sempre più rare. Ho trovato particolarmente stimolante il modo in cui viene illustrato il potenziale dell’AI nel rendere gli eventi aziendali più coinvolgenti e misurabili: l’idea di un’esperienza costruita su dati reali, capace di adattarsi ai partecipanti in tempo reale, è senza dubbio affascinante. Allo stesso tempo, però, non posso fare a meno di interrogarmi sui rischi di una progressiva perdita della componente umana, di quella spontaneità e imprevedibilità che rendono un incontro, anche professionale, autenticamente vivo.
In ogni caso, complimenti all’autore perché è riuscito a trattare un tema complesso con equilibrio e lucidità, invitando il lettore a riflettere senza mai cadere nel tecnicismo o nell’entusiasmo acritico.
Nora, grazie per la tua riflessione. Abbiamo scelto di approfondire proprio questo aspetto nell’articolo, perché spesso, quando si parla di intelligenza artificiale, la principale preoccupazione è la perdita del tocco umano. Come sottolinea Plesh, invece, l’obiettivo è esattamente l’opposto: utilizzare la tecnologia per rendere gli eventi più umani, non meno. L’IA non deve sostituire le persone, ma supportarle e renderle più efficienti. Inoltre ritengo che, a prescindere dal settore o contesto, stia a noi decidere in che misura affidarci o delegare all’IA, senza rinunciare alla nostra creatività. Che ne pensi?
Devo dire che l’argomento è incredibilmente attuale e affascinante. L’idea di superare la classica e spesso passiva conferenza per creare esperienze iperpersonalizzate e in tempo reale non è più solo futurismo, ma una necessità per coinvolgere davvero le persone.
Noi Millennial e soprattutto la Gen Z, cresciuti con uno smartphone in mano, abbiamo un “bisogno di interattività” quasi fisiologico. Non siamo più solo un pubblico da intrattenere, ma partecipanti che vogliono influenzare, contribuire e sentirsi parte attiva della narrazione. Un sistema di IA che analizza il sentiment del pubblico e modifica il flusso dell’evento, o che crea contenuti su misura per ogni partecipante, è esattamente il tipo di esperienza “on-demand” e autentica che ci aspettiamo. È il passaggio da un evento “per” noi a un evento “con” noi.
La mia unica perplessità, che mi piacerebbe approfondire, riguarda il confine tra personalizzazione e privacy. Questi sistemi, per funzionare, raccolgono e analizzano una mole enorme di dati (preferenze, reazioni in tempo reale, interazioni). Come si può essere trasparenti e costruire un rapporto di fiducia, evitando che l’evento si trasformi in un esperimento di sorveglianza digitale un po’ inquietante?
È un tema caldissimo, che tocca da vicino non solo l’organizzazione di eventi, ma tutto il nostro rapporto con la tecnologia. Tanto per fare un parallelo con un lancio di questi giorni, è la stessa sfida che hanno aziende come OnePlus: ieri hanno lanciato in Cina il nuovo OnePlus 15, strapieno di AI per ottimizzare foto e performance. Anche lì, la domanda è: fino a che punto vogliamo che un algoritmo ci “capisca” e agisca per noi, e a che prezzo in termini di dati condivisi? La discussione è solo all’inizio, ed è proprio questo che la rende così interessante.
Grazie mille Naomi per questo commento così profondo e per aver colto appieno lo spirito dell’articolo: il passaggio da un evento “per” a un evento “con” le persone è esattamente l’obiettivo. La tua perplessità sul confine tra personalizzazione e privacy è fondamentale, e la condividiamo appieno. È il cuore della sfida etica che accompagna queste innovazioni e tech company come Plesh.
Considera che il vero valore non sta nel raccogliere quanti più dati possibile, ma nell’utilizzare solo quelli strettamente necessari, spesso anonimi e aggregati, per arricchire l’esperienza collettiva. L’obiettivo deve essere quello di ascoltare il sentiment del gruppo per adattarsi e fare sempre meglio, non quello di “sorvegliare”.
Il parallelo con il mondo degli smartphone è perfetto per ricordarci che la tecnologia, per essere veramente utile, deve essere al nostro servizio, e non il contrario.
Grazie ancora per aver sollevato questa discussione così cruciale e stimolante. È solo affrontando apertamente questi dilemmi che possiamo garantire uno sviluppo etico e vantaggioso per tutti. Continua a seguirci!
Se devo essere sincero, al di là dell’effetto sorpresa e dell’appeal tecnologico che caratterizza questa tipologia di eventi, ritengo che non sia sufficiente a riportare il settore ai livelli di prosperità di un tempo. Per anni abbiamo beneficiato di un mercato estremamente dinamico, ma oggi è evidente che quella fase espansiva si sia conclusa.
Il mio suggerimento, soprattutto per i più giovani, è di adottare uno sguardo lucido e strategico: esplorare nuove opportunità, diversificare le competenze e non considerare il mondo degli eventi — se non in contesti di altissimo profilo — come una garanzia di stabilità professionale nel lungo periodo.