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L'intervista a Giacomo Barbieri di Campus Party

CAMPUS PARTY:
IL FESTIVAL DELL’INNOVAZIONE E CREATIVITÀ

Giacomo Barbieri è uno degli under 30 più conosciuti sulla scena digitale italiana, nel 2014 ha creato Tweaknology, un portale per aiutare gli studenti universitari a capire meglio la tecnologia, senza necessariamente entrare in dettagli tecnici, ma raccontando l’esperienza con i prodotti hardware e software. Negli ultimi anni ha intensificato i suoi sforzi nella ricerca sull’Intelligenza Artificiale, la Blockchain e sopratutto il 5G, molti dei suoi contenuti si possono trovare su webnews.it per cui scrive dal 2015. Oggi lo conosceremo nelle vesti di Community Manager di Campus party.

Giacomo Barbieri di Campus Party Italia

1 – Presentati brevemente
Sono Giacomo Barbieri, Community Manager per l’Italia di Campus Party. Ad oggi, sto curando il progetto Campus Party LIVE e coordinando l’attività delle community per la Campus Party Digital Edition.

2 – Come nasce e cos’è Campus Party
Campus Party è il festival dell’innovazione e creatività. Un format nato nel ’97 in Spagna e che oggi conta 83 edizioni in 15 Paesi, con oltre 3 milioni di visitatori e un network di oltre 700.000 talenti in tutto il mondo. È nato come LAN Party a Malaga, e poi cresciuto tantissimo in Spagna e poi in Sudamerica, dove oggi è un’entità discussa anche nel mainstream (ci sono telenovelas in Brasile che parlano di Campus Party).

3 – Nel 2020 per la prima volta l’evento si terrà interamente online. Come è avvenuta la transizione? Il COVID-19 è l’unico elemento che ha influenzato la scelta o esisteva un’idea da prima?
Campus Party è un evento globale. Un format che esiste in tutto il mondo e che è sempre in crescita. Non posso entrare molto nello specifico (perché servirebbe ulteriore contesto), ma posso dire che i presupposti erano nell’aria: abbiamo sperimentato format diversi negli ultimi 2 anni, e ogni nazione influenza l’altra. È una contaminazione continua. Non propriamente format solo online, ma format che permettevano ai campuseros, i talenti che partecipano agli eventi, di fare la differenza in situazioni molto differenti. Alcuni esempi non esaustivi: reverse mentoring, percorsi per università e community, matching tra community e aziende.

4 – CP Digital e CP LIVE, cosa bolle in pentola?
Non vado in ufficio da fine febbraio. Da quel momento, e per un po’ di giorni (come tutte le aziende immagino), c’è stato un periodo di assestamento per trasformare il proprio modello organizzativo a funzionare solo online. Campus Party come franchising globale già funziona solo online, ma le singole edizioni vengono gestite da team che lavorano a stretto contatto. Ogni edizione, nel suo piccolo, ha dovuto ripensare l’organizzazione e la comunicazione interna.

Da quel momento, il team italiano (che in molta parte coincide con quello globale) si è chiesto fondamentalmente due cose:

• Come possiamo aiutare ora, come solo Campus Party sa fare?
• Come possiamo sfruttare questa situazione per fare meglio di quanto abbiamo mai fatto?

Le risposte a queste due domande sono, rispettivamente, CP LIVE e CP Digital Edition. CP LIVE è un ‘road to’ CP Digital Edition, che per ora stiamo sperimentando solo in Italia. È fondamentalmente un appuntamento settimanale per raccontare la resilienza del talento alla pandemia. L’ultima puntata di CP LIVE andrà in onda 1-2 giorni prima dell’inizio di CP Digital Edition, che invece è stato progettato come un gigantesco evento globale e distribuito, con talk in contemporanea in circa 30 Paesi, su tutti i fusi orari. Ho fatto un calcolo veloce del numero di contenuti che potrebbero essere prodotti nell’arco dei tre giorni di evento (anche se l’agenda non è ancora interamente definita): sarebbero tra le 900 e le 1.800 ore di contenuti (questo numero potrebbe variare).

5 – Ci sono eventi nati per essere online, eventi riadattati ed eventi che cessano di esistere. Qual è il tuo pensiero con un occhio di riguardo al futuro?
Cercherò di essere molto banale, perché mi sembra la risposta più corretta e realistica: fino a marzo 2021 gli eventi con grande affluenza saranno ancora difficili da organizzare, per un prolungamento dei divieti, ma a lungo termine immagino che ci sarà un mix tra le due realtà, che potrebbero anche coesistere all’interno dello stesso evento. Mi immagino un talk online che sia anche disponibile in realtà virtuale, e eventi in realtà virtuale che riproducano parti di un evento fisico. L’idea generale è ancora molto offuscata, ma ci sono già tantissime piattaforme di realtà virtuale che stanno accelerando la fase di testing e di rilascio proprio in queste settimane, perché questo è il momento migliore per capire come sarà la realtà del futuro.